
Partenza da Ru Curto
Quando stiamo per lasciare un posto dopo un po’ di giorni, ci piace scegliere un giro panoramico per salutare le montagne che ci hanno accompagnato nella nostra vacanza…e per fare una bella scorpacciata di ossigeno in vista del ritorno in città! L’anello della Croda da Lago, con l’aggiunta della salita a Punta Lastoi de Formin, è un’escursione lunga, ma davvero appagante per la varietà del paesaggio, del sentiero e anche perché passa per uno dei nostri posti preferiti: il lago Federa.
Partiamo dal parcheggio di ponte Ru Curto, (1700 m. slm) sulla strada che sale al Passo Giau. Nonostante siano solo le 09:00, lo troviamo già bello pieno e dobbiamo lasciare la macchina in uno spiazzo lungo la strada. Questo è anche il punto di partenza per la via più breve per raggiungere il lago Federa, dove si dirigono molti degli escursionisti che incrociamo.
Prendiamo il sentiero 437, che seguiremo per un paio di chilometri. Il sentiero, dopo un primo breve tratto in discesa, sale fin da subito in maniera abbastanza decisa. Siamo nel bosco, uno di quei boschi in cui ti aspetti di vedere spuntare da un momento all’altro gnomi e folletti, e ci accompagna un torrente che attraversiamo più volte grazie a ponticelli e passaggi. Uno di questi ponti, poco dopo la partenza, attraversa una vera e propria forra profondissima. Io non guardo giù!
Dentro la Val Formin
Poco dopo aver superato un tratto di sentiero leggermente esposto, ma comunque molto largo, arriviamo a Cason de Formin, a quota 1850. Qui abbandoniamo il 437 e andiamo a destra, seguendo le indicazioni per la Val Formin, lungo il sentiero 435.

Continuiamo a salire nel bosco ancora per un po’. Man mano che il bosco si dirada cominciamo a vedere sulla nostra sinistra le splendide guglie del gruppo Croda da Lago. Guardando con attenzione notiamo anche due camosci sui ghiaioni sotto le guglie. Sono molto lontani, quindi appaiono come punti marroni in movimento, ma è comunque sempre emozionante. Non è il nostro unico incontro, infatti, prima che il bosco lasci definitivamente spazio alle rocce, un capriolo guizza tra gli alberi, a poca distanza dal sentiero, forse spaventato dall’abbaiare del cane del gruppo che cammina dietro di noi.




Dopo circa un’oretta dalla partenza, salutiamo il bosco e ci immergiamo nell’ambiente roccioso che ci accompagnerà per una buona parte del nostro giro. Per fortuna non è tardi e parte del sentiero è ancora in ombra. La traccia comincia ad inerpicarsi in maniera sempre più decisa tra le rocce. Alle nostre spalle il panorama è stupendo, con la Croda Rossa proprio davanti a noi. Ogni tanto ci fermiamo per ammirarlo (e per prendere fiato!). Questo è il tratto tecnicamente più impegnativo dell’escursione perché è necessario salire tra le rocce e stare attenti a non perdere la traccia che comunque risulta abbastanza ben identificabile. Niente di esposto, ma occorre prestare attenzione in alcuni passaggi ed eventualmente aiutarsi con le mani.




Verso Punta Lastoi de Formin
Risalite le rocce, si apre sulla nostra destra il lastrone del Formin con il suo panorama lunare di pietre e fili d’erba. La nostra salita continua ancora ripida, anche se ora su sentiero abbastanza lineare, fino quasi alla Forcella de Formin, a quota 2462 m. Poco prima della Forcella, sulla destra, alcuni ometti di pietra segnano la traccia per raggiungere Punta Lastoi, a quota 2657 m. Questa deviazione ci richiederà, tra andata e ritorno, circa un’ora e mezza, 200-250 metri di dislivello e tre chilometri aggiuntivi. In alternativa è possibile continuare fino alla Forcella e proseguire subito con l’anello.



Per raggiungere Punta Lastoi de Formin non c’è un segnavia, ma si seguono traccia e omini di pietra. L’ambiente dei Lastoi è davvero particolare: un altopiano di sassi e rocce, intorno al quale cominciano a comparire alcune vette dolomitiche, tra cui Pelmo e Civetta a sinistra, e gruppo delle Tofane a destra. Qui non c’è un filo d’ombra e tutta la nostra salita, per fortuna mai troppo ripida, è sotto il sole. L’ambiente ci sembra misterioso e quasi irreale: ad un certo punto incrociamo uno spiazzo di roccia più rossiccia, con pietre sollevate perpendicolarmente.

In circa cinquanta minuti raggiungiamo la punta, segnata da un palo. L’ultimo tratto è quello più ripido, per il resto non incontriamo particolari difficoltà (ad eccezione del sole di mezzogiorno che si fa sentire). Il panorama è mozzafiato: la vista si apre su tutte le dolomiti circostanti e si allarga, oltre ai gruppi già citati, sulle Pale di San Martino, Marmolada, Sella, Gardenaccia, Odle, oltre che sui gruppi che abbracciano la conca ampezzana, tra cui Cristallo, Sorapiss e Antelao. Ci fermiamo per un panino, facciamo il pieno di bellezza e riprendiamo la discesa fino alla Forcella.



Da Forcella de Formin a Forcella Ambrizzola
Da Forcella de Formin riprendiamo il 435 e cominciamo la discesa verso i verdi prati di Mondeval, tenendo lo Spiz de Mondeval alla nostra destra. La discesa è particolarmente ripida e occorre prestare attenzione. Scendiamo tenendo la traccia che va verso il basso; un’altra resta alta e va in direzione di Forcella Rossa (estremamente ripida nella discesa, non fa per noi!). Non appena ci affacciamo sui prati di Mondeval, incorniciati dai monti Pelmo e Civetta, sentiamo risuonare anche l’inconfondibile fischio di marmotte, le vere signore di questa zona.

Continuiamo a seguire la traccia fino a risalire dolcemente alla Forcella Ambrizzola (2277 m), proprio ai piedi del Becco di Mezzodì e delle adiacenti Rocchette. Salutiamo i verdi prati di Mondeval e ci affacciamo sui pascoli che circondano il lago Federa. Da qui c’è una splendida veduta sulla Conca ampezzana e le sue montagne.

Discesa verso il Lago Federa
Iniziamo la discesa sul sentiero 434 che ci porta in trentacinque minuti fino al Rifugio Croda da Lago, a quota 2046 m. Si tratta di una discesa piacevolissima su sentiero largo, con le guglie di Croda da Lago a sinistra e l’ampia veduta su Cortina a destra. In lontananza è possibile vedere anche le Tre Cime.

Arrivati al rifugio sostiamo per un dolce e una birra e ci godiamo un po’ di meritato riposo, prima di ripartire per l’ultima discesa. Visto che è già pomeriggio, il lago è ormai quasi tutto in ombra. È possibile fare tutto il giro del lago, costeggiando a tutti gli effetti il gruppo Croda da Lago, che da qui appare davvero imponente.
Ritorno a Ru Curto
Purtroppo il nostro desiderio di goderci il più possibile questo luogo meraviglioso, anche se abbastanza frequentato, ci fa sottovalutare qualche nuvola di troppo. Poco dopo essere ripartiti per la discesa, sempre seguendo il sentiero 434, ci ritroviamo dapprima nella pioggia e, poco dopo, nella grandine. Non piacevole, visto che il sentiero del rientro è abbastanza ripido, specialmente in alcuni punti. In poco tempo sotto i nostri piedi si forma un torrente d’acqua che richiede di stare particolarmente attenti a non scivolare. Per fortuna siamo ben attrezzati e il sentiero è largo e in gran parte protetto da alberi che, al bisogno, ci forniscono un po’ di riparo.
Quando ci ritroviamo al cartello che segna la località Cason de Formin, incontrata anche all’andata, la pioggia per fortuna ci comincia a dare tregua. Riprendiamo il sentiero 437 che già conosciamo e ci godiamo, nonostante i piedi fradici, gli ultimi due chilometri di sentiero.
Dopo poco più di 7 h e 17,5 chilometri circa, salutiamo il bosco e la Croda da Lago, con già una punta di nostalgia.
Se questo racconto escursionistico ti è piaciuto, puoi trovare altre pagine di diario delle nostre escursioni in giornata o su due giorni.
In breve
Durata: 7 h +
Dislivello: 1170 m
Chilometri: 17,5 km
Sentieri: 437 fino a Cason de Formin), 435, 436 (fino forcella ambrizzola), 434 (fino a Cason de Formin)
Punti di appoggio: Rifugio Croda da Lago – G. Palmieri
- Distance
- 17,63 km
- Elevation gain
- +1.131 m
- Elevation loss
- −1.129 m
- Max elevation
- 2.662 m
- Waypoints
- 0
Escursione del 15 agosto 2026
Avvertenza: Questo blog racchiude unicamente il racconto di esperienze personali e non costituisce in alcun modo una guida escursionistica. Nel racconto potrebbero esserci imprecisioni e, soprattutto, ogni esperienza è a sé. Le condizioni dei sentieri e del meteo in montagna possono variare rapidamente: prima di mettersi in cammino è bene verificare lo stato dei percorsi presso i rifugi o gli enti locali, valutare la propria preparazione e l’attrezzatura, oltre ad affidarsi a guide esperte in caso di necessità. La montagna richiede sempre prudenza, rispetto e un’adeguata pianificazione.